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Favara. Le dinamiche politiche fra Consiglio Comunale e Amministrazione attiva

Casa Cacioppo

Spero non urtare la suscettibilità di nessuno per questo articolo, il mio intento è solo quello di dare il mio modesto e personalissimo contributo alla discussione che si è aperta in questi giorni sul ruolo di chi governa e di chi è all’opposizione con la speranza di approfondire la discussione.

A mio parere far mancare il numero legale in Consiglio Comunale e quindi fare cessare il compito primario del Consigli stessi e cioè discutere, emendare, approvare o non approvare i punti messi all’ordine del giorno dalla conferenza dei Capigruppo su proposta del Presidente del Consiglio, dei singoli Consiglieri e della Giunta, è diventata l’arma “politica” per opporsi all’amministrazione attiva in carica.

Desidero soffermarmi, per dare la mia personale opinione, sul ripetersidella chiusura anticipata dei lavori del Consiglio Comunale per mancanza di numero legale, dove l’eccezione è diventata quasi regola.

Premesso che votare o non votare favorevolmente un atto non dipende dal fatto se si è al governo o all’opposizione ma semplicemente se lo si ritiene utile o non utile alla collettività che si rappresenta

Non voglio parlare del maggiore costo dovuto ai continui rinvii e riconvocazione che già di suo sarebbe un motivo di critica per l’aggravio sulle casse comunali, insieme alle riunioni delle Commissioni.

Nemmeno sugli eventuali danni politici, economici o sociali che si possano arrecare alla collettività non portando a decisione finale un argomento messo all’ordine del giorno.

Desidero invece approfondirne la questione politica sulla funzione del Consiglio Comunale e dell’Amministrazione attiva.

Con la legge sull’elezione diretta del Sindaco il legislatore siciliano del tempo, ma in più di trent’anni quest’aspetto nessun governo regionale ha mai pensato di volerlo cambiare, dicevo e ribadisco il legislatore, ha deciso che i cittadini dei Comuni fossero rappresentati da un Consiglio Comunale a cui ha dato poteri di indirizzo e controllo e da un Sindaco con la sua Giunta a cui il legislatore ha dato il potereesecutivo.

Ma il legislatore non si è fermato qua, ha altresì deciso che il Sindaco, eletto direttamente dai cittadini, non necessariamente debba avere la maggioranza in Consiglio Comunale, questa è stata deliberatamente una scelta politica e non un caso, scelta dovuta, appunto, ai due poteri distinti e separati.

Il Sindaco è responsabile davanti ai propri cittadini del proprio programma amministrativo e non della maggioranza politica in Consiglio Comunale proprio per i due ruoli distinti dei due organismi. Infatti dal 1993, sei Sindaci su sette eletti a Favara direttamente dai cittadini, non hanno avuto la maggioranza in Consiglio Comunale ad eccezione di Anna Alba. Solo per Cronaca faccio notare che in America il Presidente degli Stati Uniti non sempre ha la maggioranza nei due rami del Parlamento americano.

Alla luce di quanto espresso leggere in un comunicato stampa che: “esiste una regola elementare della vita democratica: i numeri in aula li garantisce la maggioranza che sostiene il Sindaco…….. Se durante le votazioni viene meno il numero legale, il problema è politico e riguarda esclusivamente chi ha la responsabilità di governare” mi sorprende.

No, non esiste nessuna “regola elementare della vita democratica” che chi governa una città in Sicilia, deve avere e quindi garantire la maggioranza in Consiglio Comunale.

Nessuno, né opposizione né chi governa, può farsi carico delle assenze. Delle assenze se ne fa carico il Consigliere di fronte alla città,ai suoi elettori e al gruppo o partito di appartenenza.

Il Consigliere Comunale ha il dovere politico di essere presente in Consiglio Comunale (salvo cause di forza maggiore o legittimo impedimento), per assentire, dissentire, astenersi, proporre. Essere assente ai lavori del Consiglio o lasciare l’aula non è fra i suoi compiti ma semmai una necessità dovuta agli imprevisti della vita quotidiana, quindi evento raro dovuto alla vita e non al ruolo.

Altro aspetto, trattato dai comunicati, altrettanto importante, sul quale pare non esserci molta chiarezza, è l’assetto politico fra chi dovrebbe governare e chi dovrebbe trovarsi all’opposizione. Infatti pare sia molto problematico conoscere chi sono i partiti o i gruppi consiliari che hanno il/i rappresentanti in Giunta ad eccezione di quattro.

Per quello che mi è dato sapere Laura Mossuto e Carmen Lo Presti sono i due assessori che fanno riferimento al PD, Vincenzo Cassaro a Sinistra Italiana e Emanuele Schembri a Beni Comuni.

Considerato che il comunicato, a cui faccio riferimento, è a firma di TUTTO il raggruppamento che è all’opposizione in Consiglio Comunale, ad eccezione ovviamente di SI, PD e Beni Comuni, si dovrebbe dedurre che, oltre questi tre partiti, nessuno ha un assessore in Giunta?

Sembrerebbe facile la risposta ma, nella terra di Pirandello, pare non sia così.

Gli altri assessori sono in Giunta a titolo personale o in rappresentanza di qualche gruppo o partito?

Con la firma congiunta del documento di tutta l’opposizione al completo questi indirettamente hanno dichiarato di non avere loro rappresentanti in Giunta tranne che questo sia avvenuto a insaputa di qualche partito.

Il Sindaco, interpellato, sugli altri assessori risponde così: “Amato fa riferimento Beni comuni come Airò che lo è dalle elezioni comunali, Attardo invece indipendente ex M5s.

Questa è la versione ufficiale altra versione è quella del si dice da parte dei “beni informati”.

La posizione ufficializzata da parte di un assessore sulla propria scelta di schierarsi per il Si al referendum del 22 e 23 marzo prossimo, però,apre uno spiraglio ma nello stesso complica le dinamiche delle rappresentanze in Giunta.