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Gestione Acqua Pubblica. Coordinamento Titano: “Chiediamo trasparenza al percorso che porterà la comunità agrigentina al nuovo assetto della gestione idrica”

 

 

 

Interviene il Coordinamento Titano in merito alla prossima assemblea territoriale che deciderà la nuova forma della gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento. Di seguito la nota stampa.

Mancano pochi giorni dall’assemblea territoriale che si presume dovrà decidere la nuova forma di gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento e non è dato conoscere nemmeno l’ordine del giorno. Abbiamo più volte ed in diverse sedi sollecitato l’Ati affinchè sciogliesse il nodo del riconoscimento della revoca dell’art.147 ai Comuni in possesso dei requisiti che ne hanno fatto richiesta, per una elementare questione di buon senso: infatti, se non sappiamo preliminarmente quanti Comuni continueranno la gestione diretta, non sappiamo nemmeno quale dovrà essere il dimensionamento del nuovo soggetto gestore. Registriamo in queste ultime settimane il pronunciamento di svariati Comuni, oltre una decina, a favore della costituzione di un’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico in cui il controllo democratico della gestione sia vissuto come un valore aggiunto, non come un impaccio da evitare. Registriamo anche il convergere unanime sull’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico da parte della totalità delle Associazioni, gruppi sociali e del Forum Regionale per l’Acqua Pubblica ed i Beni Comuni, che in modo compatto considerano l’Azienda Speciale lo sbocco più coerente al referendum popolare del 2011. Rispetto a questo scenario, chiediamo pubblicamente che venga garantita trasparenza, linearità e pubblicità al percorso che porterà la comunità agrigentina al nuovo assetto della gestione idrica: trasparenza e linearità che oggi non vediamo, se è vero come è vero che è un’impresa sapere perfino l’ordine dei lavori, ogni ipotesi è avvolta in un limbo di indeterminatezza, il condizionale è d’obbligo e si procede a ritmo di incontri riservati tra pochi intimi. I dirigenti dell’Ati ed i soggetti che ne influenzano l’operato sappiano che l’acqua è un bene di tutti, non un affare per pochi. La scelta dell’Ati avrà sicure ripercussioni sulla vita delle popolazioni e le comunità devono essere coinvolte e rese partecipi se vogliamo promuovere un uso trasparente, responsabile e partecipato della risorsa idrica.