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Il corona-virus spinge la scuola fuori dalla scuola

Il coronavirus sta cambiando il nostro approccio col mondo. Ci sta spingendo a fermarci per rivedere le nostre abitudini costringendoci a stare coi piedi per terra. È un negativo che il governo italiano sta affrontando con serietà e determinazione, di questo dovremmo esserne fieri. Non sappiamo quanto durerà l’emergenza forse due o tre mesi e non sappiamo nemmeno quante vittime lascerà sul campo a livello nazionale e planetario, di certo dovremo abituarci a fare i conti con quest’inedito.

A scuola dopo i primi giorni di sorpresa anche ‘gioiosa’ per l’inattesa e sperata vacanza, bisognerà mettersi in moto utilizzando tutti i mezzi possibili. Evidentemente in relazione ai livelli scolastici si cercherà di attivare le strategie più efficaci e consone. Come andrà, nessuno può dirlo. È la prima volta che accade in questi termini e niente esclude che gli altri Paesi ci seguano nelle iniziative adottate e/o da adottare. Siamo pionieri e pertanto possiamo incorrere in qualche errore. Ce ne faremo una ragione. Non si può stare con le mani in mano. Bisogna agire. Ora.

Sono tante le scuole che si stanno adoperando con l’attivazione di classi virtuali o con videolezioni come sono tanti gli insegnanti che facciamo difficoltà a lasciare l’aula/reale ed il contatto frontale con gli alunni.  Lo stesso dicasi per i ragazzi-ni specie se di scuola primaria o secondaria di primo grado. Quale impatto avranno queste strategie sulle conoscenze/competenze disciplinari è presto per dirlo. Di sicuro gli alunni dovranno fare i conti con una condizione personale e sociale assolutamente nuova soprattutto per loro che non sono figli della guerra, non hanno conosciuto la miseria, le epidemie e nemmeno i terremoti (almeno da noi in Sicilia). Sono ragazzi-nicresciuti sotto una campana di vetro che li ha salvaguardati ma non li ha di certo forgiati alla vita ‘nuda, non li ha dotati di anticorpi per sopravvivere alle ‘stalle’ dopo avere conosciuto le ‘stelle’.

Il coronavirus è salito in cattedra per farci vedere che la vita nelle sue innumerevoli declinazioni è molto di più di quanto la scuola ha potuto insegnare ai suoi alunni. A partire dalla constatazione che la salute e la salvezza non dipendono più dall’esercizio esclusivo della scienza medica – seppur importante – e da quello spirituale (della Chiesa), ma da più fattori che mettono in gioco l’intero che siamo, alimentando il nostro sarvas (dal sanscrito salute e salvezza). Da quando l’uomo ha affidato alla medicina la salute e alle religioni la salvezza, il nostro intero è come scisso e alla stessa stregua dell’androgino platonico cerca ancora la sua metà che non trova pur avendone un forte bisogno esistenziale.

La scuola in questo momento critico ha il compito di aiutare i suoi alunni a ritrovarsi a partire dalla ricomposizione del loro intero. Ed il coronavirus è li, in cattedra, a farci la sua erudita lezione a dimostrazione dicome il sistema, il modello scolastico, politico, ecoomico ed etico non siano una eredità da conservare per sempre ma possono andare in disgrazia e di conseguenza è beneattrezzarsi per ricercare nuovi sistemimodelli che siano all’altezza di contrastare la fragile provvisorietà di quanto accompagna il nostro modo d’essere.

In tal senso ci aiuta la ricerca condotta dal dott. Mariano Loiacono (esistenziologo globale) quando presenta le Unità didattiche che ci accompagnano a riconoscere limiti e potenzialità ontiche per superarle attraverso nuovi equilibri basati sul consolidamento della nostra Piramide del Sarvas.

Se la base della Piramide non è abbastanza grande, il rapporto con noi stessi sarà inconsistente e di conseguenza anche gli altri livelli ci consegneranno un’identità fragile che in caso di fatti gravi come quello che stiamo vivendo in questo periodo ci mostra tutti i limiti di un modello socio-culturale ed economico che non ha salvaguardato i propri ‘figli’ ma li ha trattati come merce da cui trarre profitto.

La scuola se non vuole testimoniare la fine della propria funzione formatrice, perché a guinzaglio di modelli obsoleti, ha la necessità di aprire porte e finestre agli insegnamenti che arrivano dal coronavirus per accompagnare i propri alunni a riconoscere nella sofferenza, nella perdita – anche di libertà – nuove spinte per apprezzare maggiormente la vita relegata spesso agli sballi virtuali e/o alle polidipendenze derivate da fumo, alcol, droga, social e quant’altro li possa ‘stordire’. La Piramide richiede un progetto che va costruito insieme pena il rigetto, ovvero un forte arretramento ontico che peggiora il rapporto con noi stessi, quelli forti coi familiari, come quelli sociali per non parlare della difficoltà di avere delle idee felici su cui indirizzare la nostra vita.

Abbiamo bisogno di alzare il tiro, di investire maggiormente sull’ascolto perchè ascoltiamo poco ci arrendiamo spesso alle difficoltà che i ragazzi incontrano rispetto alle salite che la sofferenza ci impone e questo non possiamo e non dobbiamo permettercelo. Accettiamo e cogliamo, pertanto, la sfida che questo periodo,assolutamente drammatico, affida alla nostra capacità di andare oltre le difficoltà. Stiamoci in ‘trincea’ e coinvolgiamo i nostri ragazzi-ni, in modo che, usciti fuori dalla ‘campana di vetro’, possano guardare in faccia la realtà per fare interagire stalle e stelle, salite e discese… noi siamo figli degli opposti non dinmentichiamolo.Abbiamo tanto da imparare dal coronavirus come dagli ostacoli che si frapporranno al nostro sarvas. Avanti insieme…si vince.

Angelo Vita (Docente di Filosofia – Pedagogista Clinico)