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IN ONORE DEL “GIUSTO TRA LE NAZIONI” CALOGERO MARRONE GEMELLAGGIO TRA I COMUNI DI FAVARA E VARESE

I comuni di Favara e Varese, per onorare la figura di Calogero Marrone, il “Perlasca” di Favara che salvò la vita di centinaia di ebrei e antifascisti, hanno deciso di gemellarsi.

 
Tutto ebbe inizio nell’ottobre dello scorso anno con una lettera sottoscritta da Margherita Giromini e Rosario Manganella, rispettivamente presidenti dell’Istituto Studi e Ricerca Calogero Marrone di Varese e di Favara con la quale avevano chiesto ai due primi cittadini il gemellaggio delle due Città, non solo per tenerne viva la memoria e farlo conoscere alle nuove generazioni.
 
Ma non solo. Il gemellaggio avrebbe avrebbe un importante valore, sia per il doveroso tributo a un uomo degno di ricordo, sia per il mantenimento costante e fattivo dei valori dell’antifascismo, base della nostra Carta costituzionale.
 
La volontà dei due Comuni è stata espressa con le deliberazioni della Giunta municipale di Favara, la n. 4 del 14. 02. 2019 e la 211 del 26. 08. 2019 di Varese.
 
Entrambi gli Enti locali, infatti, avevano avuto a che fare con il Nostro “Eroe”: Favara gli aveva dato i natali e Varese l’aveva accolto a seguito del superamento di un concorso di applicato di terza classe.
 
Marrone – durante la sua permanenza a Favara – aveva partecipato alla prima guerra mondiale, distinguendosi tra gli altri commilitoni, tanto da essere decorato con una Croce di guerra.
 
Congedatosi con il grado di sergente, sposò nel 1919 la cugina Giuseppina Marrone e riprese il suo posto di impiegato al Comune di Favara che era stato interrotto proprio per partecipare alla guerra.
 
Nel 1924 venne arrestato con false accuse e rinchiuso nel carcere di Agrigento, dal quale uscì a seguito della sentenza del Procuratore del re che le valutò prive di fondamento.
 
In effetti, Marrone non aveva commesso nessun atto illegale: si era soltanto limitato a dire al podestà Crocchiola che non intendeva prendere la tessera del “fascio”.
 
Licenziato e irritato con i suoi concittadini che non l’avevano difeso, decise di andare via da Favara.
 
L’occasione propizia gli venne offerta da un bando di un pubblico concorso bandito dal Comune di Varese per tre posti di applicato.
 
Marrone vi partecipò e vinse un posto di applicato di terza categoria.
 
Nel 1931 si trasferì nella città Lombardo, portando con sé la moglie e i quattro figli.
 
Il nostro “Perlasca” si fece apprezzare subito per le sue capacità e, nel giro di poco tempo, fu nominato capo dell’ufficio carte di identità.
 
Varese, proprio in quegli anni, si era “fascistizzata”, cosa che non piaceva a Marrone che, già da Favara aveva mostrato ferma opposizione al regime.
 
Marrone, entrò in contatto con gli antifascisti e, da capo dell’ufficio carte di identità, poté contraffare le stesse e salvare così la vita a centinaia di antifascisti ed ebrei.
 
Un delatore anonimo, però, lo denunciò ed egli fu, prima sospeso dal lavoro dal podestà Castelletti e, una settimana dopo, il 7 gennaio 1944, fu tratto in arresto e condotto in diverse carceri italiane, prima di essere trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove morì il 15 febbraio 1945, poco prima che sorgesse l’alba della libertà.
 
Marrone avrebbe potuto evitare l’arresto e la deportazione, in quanto era stato informato da don Locatelli che, a giorni, la milizia tedesca l’avrebbe arrestato, ma lui, avendo dato la sua parola al podestà Castelletti che non si sarebbe allontanato ( anche perché temeva per la sua famiglia) si era rifiutato.
 
L’Istituto Marrone ringrazia i sindaci Galimberti ed Alba, con le rispettive giunte, ed esprime la propria gratitudine per aver “onorato”, in questa maniera, la memoria di Calogero Marrone, al quale lo Stato di Israele ha conferito la massima onorificenza di “Giusto tra le Nazioni”, riservata a chi, non ebreo, abbia salvato la vita ai cittadini di quella nazione.
 
Un ringraziamento va pure al consigliere comunale di Varese, il nostro concittadino Giuseppe Pullara che ha fatto da traid-d’union fra Favara e Varese, appositamente delegato dal sindaco Galimberti.
 
Colgo l’occasione per ricordare al sindaco Anna Alba che il Comune di Favara ha ancora un debito con il Nostro Calogero Marrone: la titolazione di una Via, degna dell’illustre personaggio.
 
Mi auguro che, anche questa vicenda, si possa chiudere al più presto.
 
Rosario Manganella, presidente nazionale dell’Istituto Calogero Marrone.