Politica Primo piano

L’eredità di Aldo Moro nel Magistero di Sergio Mattarella

centineopegaso

Questa legislatura  è stata definita dalla letteratura politica : populista.

M5S e lega sono stati premiati dalle urne e il PD ridimenzionato. Il rischio di ingovernabilità era incombente per il forte successo elettorale stellato cui tra pretese e preguidizi, proprie e altrui , nessuno sembrava volesse associarsi nella compagine di Governo. Il Capo dello Stato nel suo alto magistero di sostenere e promuovere l’unità del paese indirizzo’ e consiglio’ un movimento che per quanto velleitario ha canalizzato nelle istituzioni repubblicane il malcontento degli elettori e della società.

L’ esempio piu’ chiaro è venuto dalla capacità di Sergio Mattarella di ridurre e riassorbire la sbandata del Governo giallo-verde del Conte 1 con il protocollo firmato, in occasione della venuta di xi jinping  in visita in Italia, sulle nuove vie della seta che avrebbero creato tensioni con I nostri tradizionali alleati  nella nostra collocazione altantica a causa del condizionamento cinese sull’Italia e dell’innamoramento leghista per Vladimir Putin.

Palladium

Forte del suo prestigio internazionale, della sua capacità di mediazione e delle responsabiltità del paese nella scena europea ha rimediato alla figuraccia fatta da un membro del governo (Di Maio) per l’incontro con I gilè gialli nella visita fatta a Macron in francia.

Insomma ha incluso nel Sistema I gladiatori antisistema che credevano di vivere in un’isola lontana dal mondo.

In tutto questo si vede la sua formazione morotea: l’attenzione a tutto quello che avviene nella società per comprenderne le ragioni e cosi guidare la vita delle istituzioni democratiche nell’accoglimento delle istanze che vengono dal paese.

La sua guida paziente  in questa crisi di governo che alcuni paventano crisi di Sistema per l’incapacità delle forze politiche di dare autonomamente un governo al paese. La fermezza di indicare  alle stesse forze parlamentari di appoggiare un banchiere di fama internazionale nell’interesse superiore della nazione ricorda la legittimazione costituzionale ad opera di Moro del PCI nel 1978.

Fino al 1976 nell’Italia del terrorismo e della Guerra fredda tra Nato (a cui l’Italia partecipa) e patto di Varsavia, vigeva la cosiddetta  convention ad excludentum  che impediva l’entrata nella maggioranza di Governo  del piu’ grande partito comunista dei paesi occidentali che già governava le maggiori regioni italiane.

Le elezioni avevano consegnato due vincitori la DC e il PCI mentre il paese era sotto attacco del terrorismo e dell’economia anche quella volta. Moro condusse tutta la DC travagliata di associarsi con lo storico rivale comunista ad accettare che non si potesse prescindere dal grande consenso ottenuto da quel partito alle elezioni e che uno scontro in quel momento storico tra I due partiti portato fino in fondo sarebbe stato esiziale per la democrazia in Italia.

 Come Moro con il suo prestigio fu la garanzia per Berlinguer prestigioso segretario del PCI oltre che per la DC, cosi Sergio Mattarella nel solco del maestro, suo e del fratello, il compianto Piersanti, è la garanzia di tutti in parlamento .

La composizione del governo lascia come previsto degli scontenti che non aiutano la difficile navigazione del governo.

Tuttavia si ricorderà che anche la composizione del Governo Andreotti nel 1978 lascio scontento il PCI che non avrebbe gradito alcuni nomi che invece Moro ritenne funzionali all’unita della DC per realizzare il progetto di inserire il PCI nella Maggioranza di Governo nell’interesse del paese.

Allora Moro mando’ un messaggio all’ On Berlinguer in cui gli chiedeva pazienza per avere il tempo di lavorare ad una migliore prospettiva rispetto a quella  soluzione che in quel momento era la migliore possibile.

Moro fu rapito l’indomani e le cose andarono come ci sono state consegnate dalla storia in assenza del Garante.

Ai malpancisti ricordo che oggi il garante c’è ed è al colle: il moroteo Sergio Mattarella dobbiamo fidarci.