CRONACA Licata Primo piano

Licata, trivelle sui resti delle guerre puniche

Dai quotidiani apprendo due notizie che sono attinenti la fascia costiera dell’agrigentino. La prima storica risalente addirittura alle guerre puniche e l’altra di attualità, che riguarda le trivellazioni nello stesso spazio di mare, proprio in questo periodo di devastazione del territorio a causa delle eccesive piogge per la mancata salvaguardia, nel tempo, dello stesso.

La prima notizia: nel tratto di mare antistante Licata (AG) si è svolta, secondo Polibio, storico della antica Grecia, la più grande battaglia navale dell’antichità: la prima guerra punica tra Romani e Cartaginesi nel 256 A.C.

Apprendiamo, dai libri di storia, che in queste acque i romani si scontrarono con i cartaginesi per una battaglia tra 700 navi, di cui ne affondarono molte. Queste imbarcazioni si trovano oggi conservate nei livelli profondi del mare (da 50 a 110 m).

In questo nostro mare agrigentino però le tracce di Storia emergono già a 12 metri di profondità, dove recentemente, grazie ai volontari subacquei appartenenti all’associazione Finziade, sono stati ritrovati reperti da ricerche cominciate nel 2013 con l’autorizzazione della Soprintendenza del mare, che però ha imposto appunto il limite dei 12 metri. “Abbiamo trovato molti reperti e una zona di approdo costiero, spiega Fabio Amato, archeologo subacqueo, con preziose ancore che sono state restaurate e poi esposte al museo”. Ma nonostante l’importanza del luogo la zona non è però tutelata da alcun vincolo.

“Noi non abbiamo il permesso di andare oltre i 12 metri, ci mancano le autorizzazioni necessarie ma principalmente ci mancano i fondi per attivare questa ricerca”.

Oggi i resti di quello scontro rischiano di essere rovinati per sempre a causa delle trivellazioni per il gas, perché ad avere gli strumenti ed i fondi per fare questa esplorazione è però l’Eni che con le sue navi e forte della valutazione di impatto ambientale, redatta dall’archeologo che non ha rilevato obiezioni, e presentata per le autorizzazioni, ha ottenuto così l’okper le trivellazioni. L’Eni, oggi ha tutte le autorizzazioni necessarie, comprese le concessioni di coltivazione, per la perforazione e completamento di sei pozzi e perforazione di due pozzi esplorativi.

“La situazione è infelice, spiega Giovanni Di Maria, ambientalista, perché l’Eni da otto anni chiede di trivellare il mare di Licata e adesso ci sta riuscendo”.

Licata, città costiera della provincia di Agrigento, da molti anni, si oppone alle trivelle e al progetto col quale l’Eni metterà in funzione otto pozzi, già esistenti nel mare, per la coltivazione degli idrocarburi, che saranno trasportati a Gela, attraverso un gasdotto di imminente costruzione.

Nonostante diverse associazioni, Greenpeace, Wwf, Legambiente, si fossero opposte all’Eni, prima il Tar nel 2014, poi la Corte dei conti sancirono la loro sconfitta in tribunale.

A pochi mesi dal via delle operazioni, quindi, solo una decisione dell’attuale governo, con il riconoscimento del luogo come “fascia archeologica”, può bloccare le trivelle.