Favara Politica Primo piano

Perché la vertenza dei precari del Comune di Favara è un’occasione sprecata

Lo stato di agitazione dei lavoratori “precari “del Comune di Favara va avanti da qualche giorno con la consueta adunata in Piazza Cavour sotto l’inconsueto albero di Natale, work in progress, che tanta ilarità continua a suscitare tra i frequentatori della piazza, mentre a sua insaputa oscura la manifestazione di protesta e la riflessione indotta che dovrebbe produrre nell’interesse generale del paese.

Il perché è presto detto atteso che i servizi comunali buoni o cattivi che siano, poggiano in dose significativa dal servizio che gli stessi “precari” riescono a realizzare nelle condizioni in cui operano e con la competenza di cui dispongono.

Tanto basterebbe per riqualificare una vertenza sindacale collettiva in una non ancora “questione di interesse generale per il paese”.

Un Comune in dissesto finanziario, la sua Giunta Municipale, il suo Consiglio Comunale, dovrebbero aprire un dibattito su quali uffici potenziare rispetto agli obiettivi che la maggioranza che guida la città vuole conseguire per uscire dalla crisi finanziaria e rilanciare le conquiste programmatiche annunciate in campagna elettorale e non ancora ridimensionate stando alle pubbliche dichiarazioni della Sindaca.

Il piano di stabilizzazione di una quota di questi lavoratori non è forse quello che altrove chiameremmo “piano industriale,” una scelta per cui serve la comprensione di obiettivi, strumenti e risorse da mobilitare per la soddisfazione di tale bisogno? Soprattutto dove ci porta il piano se c’è e in quali tempi?

Allora non è forse legittima la richiesta che l’opinione pubblica sia a conoscenza di questo eventuale percorso e ne sia coinvolta con la pubblicità che il confronto tra proposte alternative è in grado di includere?

E’ regola democratica che il Comune non venga considerato proprietà della maggioranza pro tempore, quando non è una “maledizione”la condizione minoritaria in Consiglio Comunale di soggetti politici che abbiano l’ambizione di conquistare la maggioranza alle prossime elezioni locali.

In città siamo in una epoca storica, determinata da complessi fattori che affondano le radici nel costume con cui ci siamo approcciati storicamente alla cosa pubblica, non prevista e comunque modificabile a patto che si riesca a canalizzare il malcontento e farne la soddisfazione di bisogni e non propaganda.

Tale è la sfida e pertanto occorre tornare alla politica, fare sintesi e lavorare sodo, non sprecare le occasioni che possono cambiare il segno del modo di essere delle istituzioni locali.

Una operazione di umiltà e concretezza che non puo’ essere soddisfatta solo con la tecnologia digitale laddove si dimostra inadeguata all’approfondimento dei temi e non recupera un contatto con le persone portatori di sogni e di bisogni.