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Stenta a decollare la legge sul “Dopo di noi”. Grazie ai privati, soggetti fragili avranno una prospettiva di vita serena e dignitosa.

Lunedì si inaugura il residence “Oasi Verde Maria Bambina Carmelo Palamenga”

C’è una legge nazionale, nota come “Dopo di Noi”, approvata dal Parlamento nel 2016 con la finalità di tutelare persone fragili perché convivono con disabilità gravi o perché prive di sostegno familiare. Una legge di grande impatto sociale che, però, necessita di un’attuazione più uniforme e completa a livello locale per superare le difficoltà che ancora permangono e garantire a tutti i benefici previsti. Non dispiegando ancora gli aiuti immaginati dal legislatore, il privato si sostituisce alle istituzioni e, non a caso, nel primo pomeriggio di lunedì prossimo (ore 16), verrà inaugurato il residence “Oasi Verde Maria Bambina Carmelo Palamenga”, un complesso multifunzionale che accoglierà chi vive in particolari situazioni di disagio fisico e psichico. Si tratta di un’iniziativa, si ribadisce privata, fortemente voluta da un favarese, il compianto Gaetano Palamenga, una vita trascorsa tra l’insegnamento e il sindacato. Il nuovo residence, situato sulla strada provinciale Crocca, a un centinaio di metri dalla rotonda di Villaggio Mosè, è dedicato a giovani con disabilità intellettiva e anziani fragili ed è pensato per offrire non solo assistenza ma anche una vera comunità inclusiva e sostenibile.
“Oasi Verde Maria Bambina Carmelo Palamenga” nasce per dare una casa, ma soprattutto una prospettiva di vita serena e dignitosa a chi non ha voce: un modo concreto di trasformare una promessa mancata in realtà e di interpretare e realizzare la legalità attraverso l’impegno coordinato delle istituzioni, degli enti del terzo settore e della società civile. La struttura, immersa nel verde e progettata con criteri di accessibilità e sostenibilità, si prefigge di favorire la convivenza e la solidarietà intergenerazionale e di sviluppare programmi di inserimento sociale. Con l’“Oasi Verde Maria Bambina”, Agrigento compie un passo importante verso una nuova idea di welfare comunitario, dove l’assistenza non è più solo un obbligo, ma una responsabilità condivisa e partecipata.