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“Vittorini nella città degli Angeli”

Ieri sera alla Farm grande evento culturale con la presentazione del libro, da parte di “LiberARCI: “Vittorini nella città degli angeli” scritto da Franco Boccadutri, figlio di Calogero Boccadutri, un altro grande figlio della nostra Favara che andrebbe sicuramente riscoperto, avendo contribuito notevolmente, durante il fascismo, alle lotte per la democrazia e la libertà.

Davanti ad una platea numerosa ed attenta il libro viene presentato da Pasquale Cucchiara, con i saluti del Presidente di LiberArci Fabio Lupo e la lettura di una lettera di Leonardo Sciascia, che ha avuto notevoli rapporti con Boccadutri.

Si sono succeduti gli interventi dell’ex Sindaco Sasà Manganella, che ha conosciuto il nostro Boccadutri in occasione delle tante campagne elettorali, Antonio Liotta, editore Medi Nova, a seguire l’intervento dell’On Angelo Capodicasa Dirigente del PCI della nostra provincia e dell’autore del libro Franco Boccadutri nella sua duplice veste, difficoltosa, di figlio ed autore, ed infine l’intervento del Prof Giuseppe Alongi il quale aveva ricevuto in regalo il libro per vie traverse e tramite la figlia.

L’opera è un omaggio al padre Calogero, a Elio Vittorini, alle province di Agrigento e Caltanissetta e in generale alla Sicilia e alle lotte contro il fascismo che dissemino di lutto e dolore la nostra terra, ma soprattutto per trasmettere ai nostri giovani un pezzo della nostra storia.

Siamo in pieno regime fascista. Calogero Boccadutri nasce a Favara. Rimane orfano a 11 anni e a 17 anni venne condannato a 7 anni di carcere per un furto. Condanna spropositata, inusitata e pesante, erano gli anni del feroce prefetto Mori.

Condanna che scontò nel carcere di Civitavecchia, penitenziario dove vi erano reclusi molti detenuti politici.

“u zi luzzu”, come veniva chiamato a Favara, in carcere conosce un medico comunista di Caltagirone, Giambattista Fanalis che non solo lo indirizzò alla lettura dei libri ma soprattutto gli insegnò a conoscere e capire la società. Quando ritenne che fosse pronto gli fece conoscere Umberto Terracini e ne fece un attivista comunista di livello.

Quando lasciò il carcere, gli furono forniti gli indirizzi per collegarsi e costituire la rete dell’organizzazione comunista clandestina. Conobbe anche Salvatore Di Benedetto, per gli amici Totò, un intellettuale siciliano di Raffadali dove sarà Sindaco per tantissimi anni.

Boccadutri da Favara fu mandato dal PCI a Caltanissetta, allora centro siciliano dell’organizzazione clandestina del partito, come capo-cellula.

Scrive Emanuele Macaluso di Boccadutri, ance lui di Caltanissetta, e che aveva conosciuto: “…viveva solo a Caltanissetta, in via Re d’Italia, in una casa al pianterreno, nuda, senza un quadro e uno specchio, con un letto, un tavolo, una vecchia credenza con qualche piatto, poche sedie e pochi libri. Nessuno sapeva chi era, la sua forza era anche la sua anonimità. La storia di Boccadutri è molto esemplare…….”.

L’opera raccoglie e rappresenta nello scenario pre e post guerra tutti protagonisti della sinistra antifascista: E. Macaluso, L. Sciascia, S. Di Benedetto, P. e N. Colaianni, U. Terracini, C. Sessa, A. Di Giovanni, N. Savarese per non parlare di P. Togliatti e dello scontro con E. Vittorini del “Politecnico” rivista culturale, letteraria e politica. Un invito alla lettura. Conoscere per capire.

pini