Il carretto siciliano, che si caratterizzò come mezzo di trasporto – più di beni che di persone di persone – fino alla metà del secolo scorso quando venne soppiantato dalla crescente motorizzazione del lavoro nei campi, è oggetto di un’indagine del fotografo Massimo Folisi che si è impegnato a fotografare e a raccogliere interviste di tutti gli artigiani del carretto rimasti ancora in vita. Un lungo lavoro condensato in un libro: “I maestri del carretto di Sicilia” che sarà presentato domani, giovedì, presso la libreria Macaione di Palermo in via Marchese di Villabianca 102. Edito da “La Moderna”, con prefazione della scrittrice Angela Riviera, parla di carradori, fabbri, fonditori, intagliatori, pittori e bardatori ed è un modo per raccontare e recuperare un’antica arte rimasta come cimelio. Partecipano la giornalista Marcella Croce, che ha scritto diversi testi sul tema dei carretti, l’architetto Roberto Tripodi, Nicola Macaione, Maurizio Piscopo, con la sua fisarmonica, e Rosario Neri che proietterà alcune immagini del suo film “Nato a Xibet” girato a Calascibetta nel 2019 che racconta gli antichi mestieri che stanno scomparendo, come quelli dei pastori e dei carrettieri.
Ma chi è Massimo Folisi? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Piscopo, scrittore favarese, da sempre impegnato a rivalutare e far conoscere le musiche della tradizione popolare siciliana.

“Nasce artisticamente come fotografo nel 1993 – dice Piscopo – dopo aver frequentato la scuola di fotografia “Click Up” con sede a Firenze sotto la direzione artistica di Leonardo Maniscalchi. Per più di 25 anni ha svolto la professione di fotografo con sede a Calascibetta, ma la passione per l’arte lo spinge a sperimentare svariati campi, compreso l’artigianato; tra questi emerge prepotentemente la passione per l’arte del carretto siciliano. Infatti, nei suoi ricordi d’infanzia compare spesso u zà Michele, mezzadro che, di tanto in tanto, con il suo carretto, veniva a trovare suo padre nell’azienda agricola di famiglia. Già allora quel mezzo ammaliò Massimo per tutta l’arte che esso esprimeva. Fu così che già nel 2010 costruì il suo primo carrettino siciliano, destinato alla presentazione e vendita di prodotti tipici nel suo chiosco-bar sito a Calascibetta.
Un giorno, un suo caro amico, che era falconiere, vedendo quel carrettino ne fu subito attratto e gli chiese se avesse voluto far parte del progetto che vedeva artigiani impegnati nella didattica delle proprie attività in un parco sito alle pendici dell’Etna chiamato “Parsifal Park”. In questo modo, loro avrebbero potuto spiegare ai turisti e alle scolaresche le loro professioni. Senza pensarci troppo Massimo accettò la proposta e gli fu attribuita la mansione di “carradore del carretto siciliano”.
Nel 2014 ha progettato e brevettato la prima bicicletta in legno scolpita e dipinta come i carretti siciliani, depositando il suo marchio “Folisiemme”. Sperando così di poter portare in strada, alle nuove generazioni, tutta l’arte del carretto.
Mentre Massimo era alla ricerca di un nome da dare alla sua bicicletta, si imbatté nel nome del primo costruttore della bicicletta in legno senza pedali: il barone, Karl Drais Von Sauerbronn che nel 1817 la battezzò “Draisine” o “Draisienne”. Nello stesso periodo, più precisamente nel 1833, lo scrittore Jan Baptiste Gonsalve de Nuervo scrisse nel suo romanzo “Viaggio in Sicilia” che vide degli strani carri con ruote grandi e tutti dipinti, che venivano trainati dal cavallo che aveva un pennacchio molto colorato sulla testa. Da questo manoscritto, oggi possiamo dedurre che il carretto è presente in Sicilia da più di due secoli. Massimo dunque vuole rendere omaggio al primo inventore della bicicletta e ai primi carretti siciliani fondendoli assieme nella Folisiemme.
Quella bicicletta fu un successo, infatti mieteva stupore e meraviglia a ogni mostra, fiera o negozio, in cui veniva esposta.
Qualche tempo dopo fu invitato a esporre la bicicletta presso il “Festival del cinema” di Marzamemi. In quella occasione quello strano mezzo catturò l’attenzione del regista Rosario Neri. Quest’ultimo fin da subito cominciò a pensare a un film sulla storia della bicicletta e del carretto siciliano. Da lì a breve nacque “Nato a Xibet”, un film interpretato da Vittorio Vaccaro come protagonista.
Massimo, grato per quello che il carretto gli stava insegnando, come atto di riconoscenza verso lo stesso, ha scritto un libro che racconta degli artigiani che ancora oggi realizzano queste opere d’arte. Il libro è stato presentato in diversi Musei e Scuole della Sicilia tra questi: Palazzo d’Aumale Museo Regionale di Terrasini.
Museo dell’Acciuga e delle Arti Marinare di AspraBagheria. Museo del Carretto Siciliano “Nunzio Bruno” Floridia. Liceo artistico di Sant’Agata di Militello ecc.
Dopo tanta esperienza, ricerca, passione e dedizione accumulata negli anni, in Massimo nasce il desiderio di produrre mobili e complementi d’arredo in stile carretto siciliano. Con questa meravigliosa arte e pittura, patrimonio dell’UNESCO dichiarata nel 2023, Massimo spera di far rientrare nelle case, negozi e ristoranti l’arte del carretto siciliano. La sua produzione comprenderà: tavoli, tinelli, attaccapanni, bilance e molto altro”.


Domani si presenta il libro sulla storia dei maestri del carretto siciliano. Maurizio Piscopo racconta come il suo autore, Massimo Folisi, ne è stato ispirato






