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Favara, al via il cineforum sul neorealismo siciliano promosso da Unitre “Empedocle”

Casa Cacioppo

Favara torna a raccontarsi attraverso il cinema. Prende il via un cineforum dedicato al neorealismo siciliano, promosso dall’associazione Unitre “Empedocle”, Università della Terza Età, con il patrocinio del Comune. Il primo appuntamento è fissato per domani lunedì 30 marzo alle ore 17:00, nella Sala del Collare del Castello Chiaramonte, con la proiezione del film Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi. Non è una scelta casuale. Il film, infatti, è profondamente legato al territorio, racconta la storia di un gruppo di minatori favaresi costretti a lasciare la propria terra in cerca di lavoro e dignità. Le prime scene sono ambientate proprio nelle zone minerarie dell’agrigentino, restituendo uno spaccato autentico di una Sicilia segnata dalla fatica, dalla povertà ma anche da una forte voglia di riscatto. Favara, con la sua storia legata allo zolfo, si inserisce pienamente in questo racconto fatto di sacrifici e speranze. L’iniziativa vuole essere un momento di riflessione collettiva, partendo dal cinema per arrivare alla memoria e all’identità di un territorio che ha vissuto da vicino quelle dinamiche.

Ad aprire l’incontro sarà Mimmo Alaimo. Seguiranno gli interventi del sindaco Antonio Palumbo, del presidente Unitre Amedeo Cavallaro, di Antonio Caramazza della Consulta giovanile e del musicista Peppe Calabrese. Spazio anche alle testimonianze, che arricchiranno il pomeriggio con racconti diretti e vissuti: Baldassare Arnone con Odissea di un emigrante, Michele Crapanzano con Il mio diario – tragedia e pace e Totò Mossuto con memorie e ricordi legati all’esperienza dell’emigrazione.

Il cineforum proseguirà con altri appuntamenti, sempre alle ore 17:00 nella stessa sede:

  • 20 aprile con In nome della legge di Pietro Germi
  • 29 maggio con Anni difficili di Luigi Zampa
  • 15 giugno con Itaker – vietato agli italiani di Toni Trupia
    Un percorso che unisce cinema e territorio, dando voce a storie che appartengono ancora oggi alla memoria collettiva di Favara.