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Favara. Il Comune cerca due direttori e due istruttori per i cantieri di lavoro. Domande entro domani 17 gennaio. Interessate le vie Longanesi e Caltabellotta

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Avendo l’assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro invitato a dar corso ai due cantieri di lavoro, già finanziati, che riguardano la pavimentazione stradale e il ripristino di opere di urbanizzazione primaria delle vie Longanesi e Caltabellotta, l’amministrazione comunale sta procedendo alla selezione e alla nomina di due direttori e due istruttori di cantiere. Apposito avviso è stato pubblicato all’albo pretorio e sul sito web dell’ente locale dando la possibilità agli eventuali interessati (in possesso almeno del diploma di geometra) di presentare istanza entro e non oltre domani, lunedì 18 gennaio. Si tratta di due cantieri già datati ma bloccati a causa della pandemia. In base ad una recente comunicazioni dello stesso assessorato regionale, i lavori relativi ai due cantieri dovranno essere avviati entro il mese di febbraio prossimo. Ecco, quindi, la necessità di individuare le quattro figure tecniche che dovranno essere iscritte presso lo speciale albo dei direttori e degli istruttori di cantiere tenuto presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro.

“La nomina sarà eseguita sulla base dei curricula che gli interessati presenteranno in allegato alla domanda – dice il direttore dell’Utc, l’ingegnere Alberto Avenia – segnando, in particolare, i titoli di studio e le esperienze professionali acquisite. In considerazione del fatto che la scadenza dell’inizio dei lavori è ravvicinata, gli interessati dovranno affrettarsi a presentare la domanda”.
Oltre al direttore dei lavori e all’istruttore, su ciascun cantiere, che avrà una durata di 70 giorni, saranno impiegati 15 operai che dovranno risultare tutti disoccupati.
Per i lavori di via Longanesi, che prevedono anche il rifacimento dei marciapiedi e del fondo stradale, il finanziamento è stato di poco superiore a 114 mila euro, mentre per i lavori di via Caltabellotta di quasi 121 mila euro. Somme da ripartire tra l’acquisto dei materiali e il pagamento degli emolumenti spettanti agli operai. Si tratta di una boccata di ossigeno che certamente non risolve il problema della disoccupazione, ma che potrà dare sollievo ad alcune famiglie in un particolare momento di emergenza sanitaria dove è molto più difficile trovare occasioni di lavoro, anche precario.

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