A poco piu’ di un anno di distanza dalle elezioni amministrative nella città di Favara I “soliti noti” sanno sapere di preparativi alla candidatura per l’elezione del Sindaco. Candidature serie, altre presunte, talune del tutto infondate. Secondo queste voci l’attuale Sindaco Antonio Palumbo si preparerebbe a correre per un secondo mandato. In questa sede non si declinano sondaggi di alcun tipo nè ci si vuole esercitare nel bilancio della sua attività amministrativa che occorre di una analisi del punto di partenza e comunque non ancora conclusa. Verra il tempo in cui la pubblica opinione sarà investita dei dettagli immaginiamo in campagna elettorale. Quello che ci appare interessante sul versante politico è la trasformazione avvenuta nel corso del suo mandato al dirigente comunista eletto dal corpo elettorale a Sindaco della città da una posizione minoritaria che Palumbo trasformo in una risorsa. Allo sguardo distratto di chi scrive, la traiettoria politica di tale sindacatura presenta elementi di forte continuità culturale nella gestione dei temi sul tavolo dei complessi affari amministrativi e al tempo stesso elementi evolutivi che senza smentire I primi tuttavia conducono ad una nuova immagine della performance del Sindaco. La rappresentazione di una conduzione dell’Ente locale sul modello di “Peppone” famosissimo personaggio creato da Giovannino Guareschi rissoso e autoritario Sindaco della bassa ha a poco a poco lasciato il posto al dirigente politico che affonda si la sua formazione nel Leninismo, ma per trasferire la sua Leadership dall’area di sinistra alla città. In tale evoluzione la sua ostinazione a blindare l’area politica originaria che lo sostiene e a non allargarla è si vincente per le dinamiche del Consiglio Comunale e dei suoi consiglieri,ma essa è soprattutto una metodologia politica di esercitare la leadership nei confronti del popolo cui si rivolge per aiutarlo a contrastare le resistenze dei consiglieri comunali ai suoi atti amministrativi.
Tratti che ricordano il Peronismo per gli amanti di storia contemporanea.
Il comunicato che il Comune si costituirà parte civile nel processo in corso a carico di alcuni dipendenti costituisce un cambio di paradigma nella relazione tra azione amministrativa dal Sindaco esercitata e la cittadinanza amministrata. Mette in campo una azione pedagogica finalizzata far comprendere che il discredito per il mal funzionamento di un servizio pubblico ben presente nella azione quotidiana dei cittadini è rappresentata nella massima autorità cittadina con una azione contrasto che prende forma nella costituzione di parte civile al processo in cui si augura l’innocenza dei suoi dipendenti proprio perché vuole essere educativa e non già punitiva. Consapevole com’è di non disporre di meccanismi di controllo amministrativo che scongiurino il fenomeno prima che si verifichi. Coglie questa occasione dove respingendo ogni eventuale tacita copertura politica, mira, modificando un pensiero prevalente, a trasformare gradualmente la società favarese in senso civile. UN leninismo curativo non rivoluzionario. Un idea ambiziosa e rivoluzionaria che se confermata modificherebbe geneticamente il dibattito politico elettorale e non. Impegnando le organizzazioni della società civile a misurarsi con il cambiamento nella rappresentanza di interessi legittimi e rappresentabili del lavoro e delle imprese e nei diritti di cittadinanza se volessero avere un ruolo nel governo del paese in una concertazione che non si confonde con il consociativismo bottegaio. Potrà non piacere ma in campagna elettorale le forze politiche avranno di fronte un avversario, il sindaco uscente, che si proporrà come leader della città. Che parlerà di funzionamento delle istituzioni del futuro della città, della qualità della vita. I partiti e I movimenti sono avvertiti e meglio che si attrezzino il “leninista moderato” eletto per un incidente della storia è cresciuto ora è un politico adulto.






