Non solo Notizie Primo piano

Femminicidio o MATRICIDIO? …la seconda che hai detto!!!

Gli atti di violenza consumati contro le donne sono così numerosi e riguardano cosi tante famiglie, coppie, relazioni affettive, che non è possibile liquidarli con un neologismo fuorviante come quello di cui si ab-usa nei media e ahinoi anche nelle iniziative promosse dalle scuole dove sarebbe bene mostrare molta più attenzione alle cause/problematiche che sottostanno alla violenza estrema consumata sul corpo e l’anima della donna-moglie-compagna-madre-nonna-amante-amata e poi ‘non più’.

L’etimo del termine femminicidio ci riporta all’uccisione di una ‘compagna’ la cui natura è portata alla procreazione. La radice ‘fe’ di femmina a questo si riferisce. Non siamo pertanto di fronte ad uccisioni finalizzate, programmate, selettive come se colui che si macchia di un crimine lo facesse contro le donne/femmine in quanto tali. C’è altro e c’è di più.

La nostra comunità occidentale dal dopoguerra ad oggi ha subito/vissuto un mutamento antropologico che ne ha alterato i paradigmi di una millenaria stabilità che trovava nelle relazioni consolidate del ‘mondo-villaggio’ il suo riferimento culturale, sociale, economico ed etico. Con l’avvento del ‘villaggio-mondo’ i punti-forza dati da comunità familiari, socio-culturali ed etiche ben definiti si sono sfaldati cedendo il passo all’inedito, all’incertezza, all’evaporazione delle famiglie, alla liquefazione dei rapporti in ogni loro declinazione.

La mancanza delle ‘vecchie certezze’ ha determinato quello che Mariano Loiacono (epistemologo globale) ha definito ‘disagio diffuso’ ovvero la difficoltà di ricercare nuovi punti di vista più vicini alla vita. Ed è per questo che l’umanità è in balie delle onde, costretta a ‘camminare sulle acque’ se vuole sperimentare nuove modalità che in atto fanno fatica a farsi riconoscere. Quando la vita si svolgeva dentro il villaggio-mondo  era semplice – perché connaturato – riconoscersi dentro tradizioni, riti-etnie consolidate… adesso che la vita si svolge nel mondo-villaggio tutto diventa più complicato nel senso che i paradigmi passati non ci sono più e i nuovi non ci sono ancora.

Evidentemente questi mutamenti coinvolgono ogni sfera dell’essere, delle relazioni, dei rapporti e pertanto va ridefinito il senso stesso della vita a partire da quanti si assumono la responsabilità di traghettarci verso sponde più sicure. È ovvio che sono i più fragili, i più deboli, gli indifesi, a pagare il prezzo più alto.

Ed i più fragili non sono le donne ma gli uomini. Sono loro che faticano maggiormente a comprendere la portata di quel mutamento antropologico che li ha marginalizzati e ‘spalle al muro’ portati a fare i conti coi loro fallimenti militari, economici, culturali ed egemonici. Oggi la società incentrata sul ‘maschile’ mostra la corda, è al capolinea perché disorientata, destituita, confusa rispetto ad un ‘femminile’ che va prendendo sempre più piede perché – di fatto –  più vicino alla vita che vede i suoi figli in sofferenza.

L’uomo ha perso il contatto con quell’humus’, quell’umiltà ch’è indispensabile a rimettersi in corsa verso l’adultità. Abbiamo sempre più adulti dismaturi che non riescono a sopportare le delusioni, gli abbandoni… e si rifanno utilizzando la forza alla ragione, con la conseguenza di provocare dolore, se non morte, dentro le stesse mura di casa.

Gli adulti mancati, sono quelli che non sono stati mai SMAM-MATtI, non si sono vissuti a pieno relazioni positive olistiche coi propri genitori ed in primis con la madre. Molti di loro hanno vissuti di abbandono e/o delusioni primarie (preadolescenziali) non elaborate e né accompagnate… che questo sia un terreno fertile dove s’interrano i semi della violenza non è solo un punto di vista o una supposizione ma una reale constatazione di cui tener conto se si vuole fare un’analisi di senso.

La tesi che sottoscrivo, pertanto, vuole prendere le distanze dal termine femminicidio, che ritengo inappropriato e fuori luogo, poiché potrebbe riferirsi, semmai, a scelte di genere che di fatto sono smentite dall’idea ch’è sottesa a questi cenni di riflessione che aprono un dibattito che non può essere racchiuso in una definizione di sintesi più massmediale che reale.

Prof Angelo Vita

(Pedagogista e Docente di Filosofia e Storia)

pini