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La desertificazione del sud che perde buona parte della sua gioventù e delle sue intelligenze umane e culturali

Si desertificazione civile, culturale ed umana del meridione d’Italia e della Sicilia in particolare.

Tutti i “sapientoni” e gli “statisti” della politica, specie siciliana, con i suoi governanti (a pensare tutti quelli che si sono succeduti al governo dell’isola nell’ultimo ventennio, Cuffaro, Lombardo, Crocetta, per chiudere col duo Musumeci-Miccichè, vengono i brividi alla schiena) si accorgono e vedono un solo tema monocorde e monotematico (cecità politica, disinteresse, incapacità o malafede?) come un disco rotto, che è quello dell’immigrazione e solo di questo sanno parlare o visitare sulle navi. Pensano sia solo questo il solo tema che hanno a cuore gli italiani, risolvendo il quale l’Italia diventerà il paese felice, il paradiso in terra, perché tutti i problemi saranno stati risolti e il meridione e la Sicilia diventeranno la terra del Bengodi, dove tutti agogneranno di vivere felici. Sconoscono l’emigrazione meridionale? Se per la destra è normale proteggere i più forti per la sinistra essere dalla parte dei più deboli vale solo se si è di colore (scusate la provocazione) e se non riguarda il meridione?

Ma intanto il meridione e la nostra Sicilia si spopola come certificato dalla SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno), che non è certamente un’associazione rivoluzionaria, e che usa appunto il termine “desertificazione del mezzogiorno” per indicarne lo spopolamento progressivo e inarrestabile degli ultimi 20 anni.

Ma spesso mi chiedo: dove vivono quelli che si definiscono politici e che dovrebbero essere, non solo lungimiranti, ma che dovrebbero anche vedere e prevedere quello che i comuni mortali non riusciamo a vedere e prevedere in tempo? Possibile che tutti siano ciechi e non riescono a vedere quello che spesso vedo io girando per la nostra isola? Magari sono io che vedo e immagino quello che in realtà non esiste?

Perché io cittadino italiano che vivo in Sicilia e che pago le stesse tasse di un mio omologo che però vive in Lombardia o in Emilia Romagna, non posso avere gli stessi servizi di cui usufruisce lui e che inoltre nessuno fra migliaia di amministratori e governanti, purtroppo, sembra accorgersene?

Perché un cittadino che vive nella cosiddetta “Italia Produttiva” può facilmente trovare una occupazione in loco, mentre un giovane siciliano deve lasciare i propri luoghi natii per spostarsi a migliaia di chilometri di distanza per poterla trovare?

Forse che non tutti gli italiani sono uguali nei diritti ma lo sono invece nei doveri?

Purtroppo non solo la storia si ripete, ma nel caso dell’emigrazione meridionale e della partenza per un terra migliore e più ospitale, si aggrava anche.

Tutti ricordiamo i nostri nonni e padri che partivano in cerca di lavoro per terre lontane (America, Argentina, Belgio. Francia, Inghilterra, Germania, Milano, Torino per citarne solo alcuni) con le classiche valigie di cartone legati con lo spago. Lo facevano per dare da vivere alla propria famiglia e per fare studiare i propri figli affinchè potessero avere un futuro migliore. Si è vero sono riusciti a dare il classico pezzo di carta ai figli e cioè un diploma o una laurea, ma non sono riusciti a tenerli nella terra in cui sono nati ma spesso non cresciuti per frequentare università al nord dove si respira certamente un clima migliore e più democratico rispetto alle nostre università baronali.

Oggi non partono più, in cerca di opportunità, le persone con tasso di istruzione medio basso, ma partono quelli con un diploma e spesso con una laurea in tasca e con una buona preparazione per superare colloqui selettivi per essere assunti.

Oggi partono infatti le intelligenze che sono quelle che dovrebbero contribuire, insieme agli altri, a costruire il futuro di questa bella e amata Sicilia, sempre più sottosviluppata (lo certifica sempre la SVIMEZ), sempre più priva di infrastrutture e servizi e con una economia che è fra le peggiori se non la peggiore d’Italia e una crescita del PIL fra i più bassi del meridione che a sua volta è fra i più bassi d’Italia (fonte SVIMEZ). Sentire sempre chiamare, dai giornaloni e dai capoccioni politici, il nord come “l’Italia produttiva” col sottinteso che il resto invece è quella sprecona, fa male al cuore, alla mente e all’intelligenza.

In occasione dell’inizio delle periodiche festività e delle vacanze vi invito a visitare la fermata degli autobus in Agrigento (sottosviluppo significa anche non avere nemmeno una stazione fermata autobus attrezzata, considerato che oggi i grandi autobus fermano in mezzo al traffico). Vi invito tutti a farlo per vedere “de visu” quanti nostri giovani partono per destinazioni diverse, in Italia e all’estero, uno spettacolo che fa venire le lacrime agli occhi e che rattrista all’inverosimile.

Ma non solo li abbiamo abbandonati al loro destino in terre assai lontane, ma non riusciamo a proteggerli e dare loro mezzi adeguati per i loro trasferimenti lasciandoli nelle mani di chi deve fare business su questi spostamenti.

In questi periodi un biglietto aereo, che ne so, da Milano a Catania o Palermo solo andata lo fanno costare € 450,00, cioè quanto un biglietto Roma-New York, quando si riesce a trovarlo un posto (alla faccia della libera concorrenza).

Chi non riesce a sopportare queste spese o a non trovare biglietto si deve sobbarcare ad un viaggio in autobus di 18 o 24 ore con tutti i disagi facili da immaginare.

Per non parlare delle tre ore che impiegano i pullman per traferire questi nostri giovani da Agrigento agli aeroporti di Catania o Palermo che distano solo 150 km. “Nell’Italia produttiva” con l’alta velocità con le stesse tre ore si percorro 600 km cioè la distanza Milano-Roma. Questa è l’Italia unita degli stessi diritti.

Delle Ferrovie dello Stato (sic) stendiamo un velo pietoso, mentre nell’Italia cosiddetta “produttiva” si viaggia con l’alta velocità da noi siamo ancora al binario unico e dove tutte le tratte a lunga percorrenza utili sono state abolite o sfruttabili solo con parecchie coincidenze, tutto per favorire le autolinee private e sovvenzionate dalla Regione Siciliana.

Questa non si chiama politica? Perché la questione meridionale, oggi più critica che mai, non fa parte di nessuna agenda partitica? Per aumentare lo sviluppo perché non investire sul meridione e sulla Sicilia che creerebbe ricchezza per tutto il paese aumentando il tasso di crescita per tutti gli italiani? Perché non interessa a nessuno la crescita del sud?