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“Le mani sulla città” di Favara

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“Le mani sulla città” è un film, uscito nel 1963, drammatico e di impegno civile di Francesco Rosi, è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia nell’Italia degli anni sessanta. Il film si snoda in un intreccio perverso fra amministratori ed affari.

Significativa è la didascalia del film che recita: I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce.»

A Favara quasi nessuno vuol parlare della tragica realtà figurarsi se si pensa minimamente di parlare dei personaggi!

Scriveva A. Gramsci: Odio l’indifferenza. Vivere significa partecipare e non essere indifferenti a quello che succede”L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Favara al posto di Napoli e se invece di speculazione edilizia parlassimo di speculazione sulla nettezza urbana, con un regista impegnato, come esistevano in quegli anni, si potrebbe ambientare un film di attualità?Tutto resta immutato anche se sono trascorsi 60 anni. Direbbe il principe di Salina nell’arcinoto “Il Gattopardo” di Tommasi di Lampedusa “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Cambiano i Principi ma non cambia la politica partitica, tutti insieme, o quasi tutti,appassionatamente seduti attorno ad un desco, maggioranza ed opposizione, categorie ormai scomparse da anni, nel lessico del panorama politico di Favara.

Prova ne è che a nessuno viene in mente (si fa per dire) di istituire una commissione consiliare d’indagine, (d’inchiesta sarebbe troppo forte per il panorama sociale del nostro paese), per capire perché il contratto è disatteso e perché il 70% (a detta della Sindaca) non paga i tributi dovuti.

A nessuno viene in mente di spiegare ai cittadini contribuenti (i pochi rimasti cioè il 30%) perché nonostante la cifra pazzesca del costo del servizio abbiamo un paese terribilmente sporco e la salute pubblica messa duramente a rischio dalle strade quasi mai pulite, come prevede il contratto e come dimostrato dall’erbacce  alte ai bordi di marciapiedi e strade, e dai cumuli di spazzatura che giacciono indisturbati in tutte le strade di Favara e che sono ricettacolo di zecche, pulci e diavolerie varie che mettono in serio pericolo la salute di grandi e piccini di uomini e donne e persino degli animali, che beatamente portiamo a spasso.

Sono curioso di conoscere l’opinione dell’Ufficiale Sanitario!

Perché a Favara non viene rispettato il contratto che prevede la pulizia con uomini e mezzi di tutte le strade di Favara?

Questo servizio, profumatamente remunerato, non viene svolto cosi come previsto: chi deve controllare e non lo fa?

Nessuno degli amministratori si accorge delle condizioni di estremo degrado in cui ormai da anni è sprofondata la città? Non vedono, per ignavia o per cos’altro? Incuria e sporcizia sono segno dell’abbandono assoluto!

Perché commercianti e forze economiche non difendono i loro legittimi interessi?

I cittadini perché non percepiscono sostanziale differenza fra chi amministra la cosa pubblica e chi sostiene di stare all’opposizione?

Perché di tanti operatori politici a vario titolo nessuno, o quasi nessuno,si schiera a difesa del contribuente onesto e dei tanti che vorrebbero vivere in una comunità con diritti e doveri e non solo fatta di evasori che nessuno pensa a stanare?

Se un servizio è previsto e non viene svolto, stiamo parlando di più della metà del costo totale del servizio che è di 7,1 milioni di euro, in quale rivolo scorre questo fiume di denaro pubblico? In quale mare va a sfociare? C’è forse un/a pupo/a e un/a puparo/a dietro a tutto questo?

Però i business continuano e adesso ne arriva un altro, si parla di esternalizzare tutti i servizi di competenza del comune come ad esempio la manutenzione, l’illuminazione, le affissioni e molto altro.

Meno male che il dissesto doveva creare la linea di demarcazione tra le passate amministrazioni e quella in carica che invece ci sta lasciando in solo cinque anni un ulteriore debito, a spanne, di circa 25-30 milioni di euro tra mancati introiti nettezza urbana e tari.

Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.” M. L King