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“L’impiegato deve lavorare ed essere capace di svolgere bene il suo lavoro”

Il Prof Salvatore Bosco attribuisce questa frase a Gaetano Guarino il Sindaco socialista di Favara che lottò per dare dignità sociale economica ed umana agli operai, i disoccupati e alla povera gente di allora i quali vivevano in condizioni disperate.

Pensò che la nostra storia ancora non ha dato il giusto ruolo a quest’uomo che sebbene al governo della nostra città per poco tempo, ha saputo lasciare una traccia indelebile del suo pensiero e della sua levatura socio-politica ed umana.

Riceviamo da Pasquale Cucchiara questo scritto, a memoria del suo barbaro assassinio e della sua alta figura di uomo e di politico, che volentieri pubblichiamo.

Il 16 maggio del 1946, il sindaco Gaetano Guarino venne barbaramente ucciso.

I motivi del suo assassinio vanno ricercati nelle sue lotte in favore delle classi meno abbienti e per la legalità. Proviamo a ricostruire la sua biografia.

Con la fine della seconda guerra mondiale, il farmacista Gaetano Guarino riorganizzò la locale sezione socialista. Nello stesso periodo, venne anche indicato come presidente del Comitato di Liberazione Nazionale.

Questa prestigiosa carica e le sue indiscusse qualità politiche indussero il prefetto di Agrigento a nominarlo sindaco della città di Favara dopo i fallimenti politici dei commissari Giuseppe Contino e Gaetano Vita Miccichè.

In questa sua prima esperienza da sindaco, Guarino provò a risollevare le precarie condizioni socio/economie della città istituendo l’assistenza economica e farmaceutica ai poveri, la mensa popolare e difese le ragioni di minatori e contadini.

Nonostante il buon lavoro svolto, il sindaco Guarino, il 15 settembre del 1945, rassegnò le proprie dimissioni a causa delle ripetute discussioni fra i partiti principali che sostennero la sua maggioranza: DC e PCI.

In questo scenario socio/politico si arrivò alle prime libere elezioni democratiche dopo la caduta del fascismo.

Nel marzo del 1946 si contesero la guida della città il “blocco del popolo” ( coalizione composta da socialisti, comunisti e azionisti) e la destra rappresentata dalla democrazia cristiana e dai liberali.

Da una parte la povera gente che reclamava migliori condizioni lavorative all’interno delle miniere e nei campi coltivati; dall’altra, i proprietari terrieri, benestanti ed ex fascisti.

Chiusi i seggi elettorali, terminato lo spoglio, il Blocco del Popolo risultò vincitore con il 59% dei consensi.

Il partito socialista elesse undici consiglieri comunali e portò all’interno della giunta “Guarino” ben due assessori.

Guarino continuò con decisione le buone pratiche politiche che aveva iniziato nel corso delle sua prima esperienza da sindaco designato. Le sue prese di posizione furono sempre forti e pungenti: “ il municipio non è un istituto di beneficenza che possa accogliere personale senza averne di bisogno. L’impiegato deve lavorare ed essere capace di svolgere bene il suo lavoro” (Cit. Il proletariato a Favara di Salvatore Bosco). Inoltre, riuscì a mantenere il bilancio in pareggio.

Il suo assassinio avvenne il 16 maggio 1946 mentre stava rientrando a casa in compagnia di amici e compagni e, come troppo spesso accadde in quegli anni, rimase impunito. All’epoca, “L’avanti” titolò: “Il sindaco socialista di Favara ucciso a revolverate dai neo fascisti”; L’unità, invece, scrisse che, “il sindaco socialista di Favara venne ucciso da un agente monarchico”. Al di là della veridicità dei titoli, la morte di Guarino avvantaggiò certamente la mafia e i grandi proprietari terrieri perché venne soppresso un uomo a servizio del popolo e non a protezione degli interessi padronali.

A livello politico, la morte di Guarino favorì la Democrazia Cristiana che si propose come prima forza alternativa al blocco del popolo indebolito dalla scomparsa del suo uomo migliore. Un’altra corrente di pensiero sostiene che, le ragioni del delitto Guarino andrebbero ricercati nel furto, da parte di alcuni esponenti del blocco del popolo, dei viveri di prima necessità provenienti dagli Stati Uniti d’America (UNRRA).

Ad ogni modo, resta il dramma familiare: la moglie di Guarino si ammalò dal profondo dolore e il figlio Salvatore, dopo essere stato assunto dal comune di Favara come commesso (come una sorta di compensazione), preferì lasciare Favara per trasferirsi in Germania dove si vocifera, viva da barbone. Al suo funerale parteciparono circa 10.000 persone tanto fu l’affetto e la stima verso quest’uomo giusto e mai dimenticato dalla nostra collettività.

Oggi, a 74 anni dai fatti, spetta a tutti noi il compito di saldare nella storia la rettitudine morale a politica di Gaetano Guarino e utilizzarla come monito per prospettare un paese migliore.