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Nuova toponomastica dell’amministrazione Alba su Favara Ovest

Sulla testa di una Favara assente, indifferente, agnostica, dove le persone di cultura li sento rassegnati e senza stimoli reattivi, o che forse per evitare prese di posizione drastiche si girano dall’altra parte, si è consumato l’ennesimo “sacrilegio” culturale, che resterà scritto a vita nelle nostre pagine di storia non certo esemplari.

Premettendo che non è in discussione la valenza, artistica, culturale, patriottica, umanistica di alcuni nomi, ma non di tutti però, certamente è in discussione sia la priorità che la valenza temporale e geografica.

Mentre per altri non riusciamo a conoscere nessun curriculum, se non quello di aver esercitato un’attività o di essere mogli, mariti, padri, genitori, figli e quant’altro come ce ne sono trentacinque mila a Favara a cui dovremmo dedicare una via.

A chi rivolgersi nel tentativo disperato di rimarginare una ferita inferta e di tentare caparbiamente di cambiare il corso di scelte che dire sbagliate è solo un eufemismo, perché verrebbe da scrivere che è stato perpetrato un atto offensivo all’intelligenza umana ma soprattutto a quella dei Favaresi?

Credo sia inutile rivolgersi all’Amministrazione tutta, considerato il pasticciaccio combinato nella denominazione delle strade, ex territorio di Agrigento, oggi ritornate a Favara a seguito della variazione di confini tra Agrigento-Favara-Aragona, ma ciò nonostante l’ho fatto con la richiesta di incontro che mi è stato negato, com’era prevedibile.

Non solo ha rifiutato l’incontro, ma sentendosi in difficoltà per le tante critiche ricevute, ha postato su fb che mentre “c’è chi pensa a riparare i nomi delle vie noi pensiamo a riparare le strade”. Che caduta di stile! Quanta mancanza di cultura storica! Che paragone squallido! Per coprire le sue incapacità amministrative confonde la normale attività manutentiva stradale con gli ideali di libertà, in un tentativo maldestro di voler calpestare la memora e l’eroismo dei partigiani. Perché partecipa al ricordo del partigiano Calogero Marrone, se non riesce e non vuole dedicargli una via?

L’ANPI si rivolgerà perfino al Prefetto della nostra provincia per sperare in un miracolo, ma anche per farGli conoscere il danno prodotto alla storia e all’immagine della nostra collettività.

Lo stato d’animo nel leggere i nomi assegnati alle nuove vie è un misto tra indignazione, amarezza, sconforto e rabbia per un Comune che non riesce a fermare la sua caduta verso l’abisso della vacuità, dell’insipienza e del piccolo, nel non riuscire a darsi una propria immagine, nel non saperci dare una propria connotazione di immagine culturale e storica insomma una propria identità.

Sì, non riusciamo a darci una nostra impronta, non riusciamo a ricostruire il nostro passato per capire dove vogliamo andare e costruire il nostro futuro.

Sembra che ci siano due Favara che si contrappongono e si fronteggiano, una che cerca di dare lustro alla nostra città e una prospettiva di progresso, civiltà, condivisione e democrazia e l’altra, che invece sembra mirare a distruggere e spingerla in un dirupo.

Possibile che non riusciamo ad attingere nella nostra storia per rifarci solamente a chi è apparso nel panorama culturale e artistico dimenticando i figli della nostra terra?

Possibile che l’unico denominatore comune che sempre ci avvicina è solo quello della parentela, dell’affetto fraterno, paterno, insomma familiare, sul quale ovviamente va tutto il nostro rispetto e la nostra ammirazione e condivisione, ma che è ben cosa diversa dal ricostruire il nostro passato fatto di amore per la libertà e la democrazia comune per un futuro sempre di progresso e civiltà?

L’affetto parentale è un denominatore comune di una società ma non può essere il solo valore ispiratore di costruzione di una comunità fatta di valori e di ideali che ci accomunano. I familiari di ognuno di noi hanno un valore immenso e incommensurabile e rappresentano il valore massimo a cui riferirci. Ma proprio per questo non dobbiamo fare differenze tra il familiare di un cittadino e quello di un altro cittadino. Dobbiamo saper volare alto, senza guardare al nostro grande ma piccolo personale, per potere costruire i piccoli ma grandi valori che ci accomunano.

Non possiamo guardare col cannocchiale che ci fa vedere solo i meriti lontani senza farci però valorizzare i tesori che abbiamo in casa, persone che hanno dato la vita per darci libertà e democrazia e che sono i figli della nostra Favara.

L’ennesimo sfregio alla nostra storia e ai figli della nostra terra è stato consumato!

Davvero pensate che i familiari dei nostri 28 partigiani e antifascisti preferiscano Domenico Modugno, Gian Campione, Giulio Cacciani, Claudio Villa, santa Rita da Cascia, i Dalai Lama, Donato Bramante, Umberto Boccioni, Marco Vitruvio Pollione, Antonio Canova, (l’elenco è lungo) ai propri familiari? Sì familiari, ma distintisi come antifascisti e partigiani ai quali tutti dobbiamo essere riconoscenti perchè col loro valore e il loro sangue ci hanno consegnato la libertà e la democrazia in cui viviamo.

Questi sono i figli di Favara che meritano l’intitolazione di una via: Calogero Marrone, Angelo Dulcetta, Calogero Milioti, Giuseppe Lombardo, Gaetano Tuzzolino, Giuseppe Vullo, Leonardo Golia, Calogero Diana, Giovanni Urso, Lorenzo Bombello, Gaetano Bosco, Alfonso Millefiori, Giovanni Gallo, Giuseppe Angelo Lombardo, Gaetano Moscato, Calogero Criminisi, Giuseppe Criscenzo, Antonio Liotta, Gaetano Montalbano, Salvatore Puccio, Antonio Zambito, Pietro Presti, Antonio Bontà, Gerlando Cibardo Bisaccia, Filippo Cusumano, Antonio Lombardo, Carmelo Milioti, Vincenzo Diana, Baldassare Capodici.

A Favara mentre manca ancora la via intitolata a Calogero Marrone, partigiano e “giusto fra le nazioni”, che città come Palermo, Varese e Catania gli hanno dedicato, avremo però in compenso la via Luigi Vanvitelli, Lorenzo Ghiberti, Andrea Palladio e avremo pure la via Masaccio, che nella delibera n 16 del 06 feb 2020 ci viene indicato come scrittore del 1400 e di cui non ci è dato sapere il nome, considerato che Masaccio è solo un soprannome che deriva da Maso.

Da una personale ricerca fatta dal sottoscritto non esiste un Masaccio scrittore ma un Masaccio pittore!

Ci sarebbe da ridere se il tema non fosse maledettamente serio. Stiamo rasentando il ridicolo sul chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.

Sono questi i metodi scelti per intitolare le nostre vie, che dovrebbero farci conoscere e riconoscerci?

In ultimo, la ex via Francesco Favara adesso come è stata denominata considerato che nella delibera non compare?

Il sottoscritto, Presidente dell’Associazione Partigiani d’Italia, intende associarsi allo sdegno dei discendenti dei partigiani favaresi e di tanti cittadini benpensanti e “ringraziare” i tanti, e non i pochi, che sono stati capaci di uccidere la loro memoria, dopo che anni fa altri li hanno uccisi fisicamente.

Meno male che giorno 27 gennaio gli stessi firmatari hanno celebrato insieme a noi “La giornata della Memoria”. Servono più fatti, meno parole e più coerenza, ma soprattutto essere e non apparire.

Dove sono le tante associazioni culturali di Favara? Dove sono i tanti candidati sindaci che affollano il proscenio delle candidature e che chiederanno il voto alle ormai imminenti elezioni amministrative di maggio-giugno 2021?

Possibile che a Favara si pensi ancora che il miglior modo per avere consensi sia quello di non schierarsi di non essere appunto “partigiani”? Se l’avessero pensata anche così i partigiani d’Italia, oggi sicuramente non vivremmo in un paese libero e democratico.

Forse qualcuno dirà che è uno scritto duro, ma lo sdegno che ci pervade è altrettanto forte- Io, a livello personale e nella qualità di Presidente ANPI, mi sento di chiedere scusa ai familiari di questi nostri eroi.

Il Presidente Ist. Studi e Ricerca C. Marrone                                             Il Presidente ANPI Favara

            Rosario Manganella                                                                                    Carmelo Castronovo