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Piersanti Mattarella 40 anni dopo e la ricerca del tempo perduto

Non potevo sapere quella mattina che stesse per accadere un evento che avrebbe ucciso la speranza per una Regione segnata da una grave crisi nelle Istituzioni dell’autonomia regionale. Tale era la figura di Piersanti Mattarella. Disse Pio La Torre:”per colpire Moro fu scelto il giorno in cui la Camera stava per discutere la fiducia al governo della solidarietà nazionale. Oggi, si colpisce Mattarella mentre è aperta una crisi decisiva per la vita della Regione siciliana:cioè quando si apre un confronto tra tutte le forze politiche dell’isola per dare uno sbocco unitario e positivo alla direzione politica della regione. Mattarella era un punto di riferimento decisivo per questo confronto politico. Per questo lo si è colpito.”Infatti da li inizio’ un inarrestabile declino. Piersanti Mattarella era riuscito a diventare una personalità di livello nazionale e aveva portato in Sicilia le figure piu’ significative della politica, delle Istituzioni ( Pertini si fermo’ tre giorni), delle imprese, per mettere al centro dell’agenda nazionale e comunitaria   (l’ incontro con il Presidente della Commissione europea) i problemi della Sicilia.

Ma soprattutto la sua azione mirava ad una Sicilia dalle carte in regola che facesse la sua parte prima di chiedere con un meridionalismo piagnone alle altre istituzioni il loro intervento. L’ispezione sugli appalti al comune di Palermo, il feudo politico di Lima e Ciancimino, e l’incontro con il Ministro dell’Interno sul tema della Mafia che confesso’ al suo ritorno, lo turbo parecchio, danno il senso di quanto necessaria per la Sicilia e pericolosa per lui fosse la sua azione politica e amministrativa.

Michelangelo Russo storico politico del PCI siciliano, disse che la DC, il partito piu’ rappresentativo all’ ARS, dopo l’omicidio del Presidente della Regione si era chiusa a riccio. Tutto sembrava in politica cospirare per un ritorno ad una “ normalità” compromissoria che si lasciasse alle spalle l’audacia e con essa la speranza di un riscatto della politica per un orizzonte dignitoso di una Sicilia Migliore.

Con l’assassinio di Aldo Moro la grande tensione per i cambiamenti profondi,graduali e guidati del paese si era smorzata e la politica di piccolo cabotaggio tornava a fare capolino nelle conversazioni quotidiane prendendo il posto dei temi sui grandi sistemi che quella politica, che Moro, era riuscito a fare affiorare in un paese bloccato in preda al terrorismo, alla crisi e al discredito della sua classe dirigente. A dispetto degli interessi delle grandi potenze militari USA e URSS, le forze protagoniste del risorgimento italiano provavano a costruire l’alternanza alla guida della nazione. Allargare la base democratica in un paese in cui la DC era insostituibile nella sua centralità nel sistema politico per il mondo occidentale dell’epoca.

La grande eredità della fatica per costruire il consenso su obiettivi condivisi di portata epocale per rendere migliore il paese si rendeva sempre piu’ estranea agli obiettivi della politica sia che fosse in maggioranza che all’opposizione.

Il monito di Moro, per l’ incontro di grandi forze popolari di cui Mattarella era prestigioso esponente, che producesse effetti positivi per un paese di frontiera( l’Europa era divisa tra Nato in occidente e il patto di Varsavia nel blocco comunista) aveva perso il suo appeal mentre era profetico: “questo paese non si salverà e la stagione dei diritti e della libertà diventerà effimera se in Italia non nascerà un nuovo senso del Dovere”.

Oggi i sovranisti confidano in una democrazia illiberale dove la separazione dei poteri  teorizzata  da Montesquieu   con “esprit des lois” è valutata un lusso che la modernità non puo’ piu’ permettersi.

In buona parte del paese,certamente ancora oggi in Sicilia e in questa città ,sono riconoscibili le relazioni che Leopoldo Franchetti nel suo viaggio nel 1876 registro’ in” condizioni politiche e amministrative della Sicilia” : osservava”nella società siciliana,tutte le relazioni si fondano sul concetto degli interessi individuali e dei doveri tra individuo e individuo, ad esclusione di qualunque interesse sociale e pubblico”.

La politica delle carte in regola di Mattarella e in monito moroteo su un nuovo senso del dovere non hanno trovato piu’ interpreti e a ogni ricorrenza gli “orfani politici” con nostalgia si affidano all’ultimo testimone rimasto: Il Presidente della Repubblica moroteo per formazione.