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Spazi ridotti per la pesca e norme Ue ristrettive, marineria licatese al collasso. Di Caro (M5S): “Il governo intervenga”.

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Presentata una mozione all’Ars per impegnare l’esecutivo Musumeci ad istituire un fondo compensativo per le perdite dei pescatori.

Specchi d’acqua per la pesca recentemente interdetti, altri altamente compromessi a causa delle trivellazioni in mare e norme Ue ristrettive che impongono reti a maglie larghe, inadatte alla cattura di pesci che popolano l’area battuta dalle imbarcazioni: la marineria licatese è al collasso.
“Non si possono più ignorare – afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro – gli enormi problemi di questi pescatori, che sono ormai alla canna del gas. Tra l’altro questi non possono nemmeno vendere le proprie imbarcazione per trovare una via d’uscita alla situazione sempre più nera, in quanto le stesse rimangono autorizzate alla pesca in uno specchio d’acqua poco pescoso e quindi poco incentivante per eventuali acquirenti. Se a tutto ciò aggiungiamo le ricadute negative a causa delle restrizioni dovute alla lotta al Covid il quadro si fa nerissimo: il governo regionale deve fare qualcosa”.
Per spingere l’esecutivo a muoversi il parlamentare 5 stelle ha presentato una mozione che impegna il governo Musumeci a istituire un fondo perequativo volto alla compensazione delle ingenti perdite registrate dalla marineria licatese.
“Questo – dice – in attesa di ulteriori misure che aiutino i pescatori ad uscire dal tunnel. Intanto abbiamo segnalato la difficilissima situazione dei pescatori licatesi anche al ministro Patuanelli perché agisca a livello nazionale”.