CRONACA Favara Primo piano

Favara. La protesta dei netturbini, in credito di due stipendi, ottiene un primo risultato

Venerdì mattina tutti gli autori della vicenda convocati dal prefetto.

Anche oggi è continuato lo sciopero dei netturbini, iniziato lo scorso venerdì. Un’astensione dal lavoro che sta facendo affogare la città nell’immondizia visto che nessun favarese è disposto a tenere in casa i rifiuti riversandoli, pertanto, in strada. E con il rialzo delle temperature la situazione si fa insostenibile oltre che pericolosa per la salute pubblica. Il braccio di ferro tra il Comune, che asserisce di essere in regola con i pagamenti, e gli operatori ecologici, che sostengono il contrario vantando un credito di due mensilità (aprile e maggio), questa mattina ha fatto tappa ad Agrigento. Nel piazzale antistante la Prefettura i netturbini, assistiti dai rappresentanti sindacali, hanno tenuto un sit-in nella speranza di fare arrivare al massimo rappresentante dello Stato in provincia il loro grido di aiuto. Essendo una manifestazione non autorizzata, in un primo momento sono stati invitati dalle forze dell’ordine ad allontanarsi finché, poi, con l’intervento di Alfonso Buscemi, segretario generale della Cgil di Agrigento, si è raggiunta un’intesa con il prefetto che ha convocato per venerdì mattina alle ore 9 tutti gli attori della vicenda, ditte e amministrazione comunale, con una rappresentanza di netturbini e sindacati.

“La situazione igienico-sanitaria di Favara – dice Buscemi – si sta facendo molto grave ragion per cui occorre una mediazione del prefetto per trovare una via di uscita ad una problematica che, purtroppo, si ripete con cicliche cadenze”.

E’ bene precisare che gli operatori ecologici sono alle dipendenze delle ditte che, in appalto, gestiscono a Favara la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e da loro devono ricevere le spettanze mensili. “Però è anche vero – aggiunge il segretario generale della Cgil – che le imprese devono ancora riscuotere le fatture emesse per il servizio reso nei mesi di dicembre 2019 e aprile e maggio di quest’anno”.

Gli amministratori favaresi cercano di giustificare i ritardi con il fatto che il Comune è in stato di dissesto finanziario presentando casse vuote e che, con la recente bocciatura da parte del consiglio del piano economico finanziario della Tari 2019, non si è potuta liberare la somma di 219 mila euro per soddisfare i crediti vantati dalle ditte.

“In base al capitolato di appalto – puntualizza l’assessore alla nettezza urbana Giuseppe Bennica – le imprese sono tenute ad anticipare due mensilità ai loro dipendenti e se ciò fosse avvenuto forse oggi non ci troveremmo in presenza di un’astensione dal lavoro così prolungata e per certi versi anche arbitraria essendo stato lo sciopero proclamato solo per due giorni”. 

A questo punto è da credere che fino all’incontro di venerdì con il prefetto i netturbini non torneranno in strada.