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La democrazia rappresentativa italiana è fortemente malata

Il 23 e il 24 novembre si sono svolte le elezioni regionali in Puglia, Campania e Veneto, qualche mese prima, e precisamente il 5 e il 6 di ottobre si sono svolte quelle in Calabria.

Per spiegare perché la democrazia in Italia è con l’ossigeno desidero solo far parlare i numeri presi dal sito del Ministero dell’Interno, scusandomi se alcune parti magari possono apparire molto tecniche, ma sono indispensabili per capire il meccanismo.

Campania:

Elettori: 4.975.253Votanti: 2.193.840 quindi ha votato il​​44,10%

Schede nulle: 47.290 – Schede bianche: 24.841 – Schede contestate: 235

Puglia:

Elettori: 3.527.190Votanti: 1.475.437 quindi ha votato il​​​41,83%

​​​ nulle: 26.664 – Schede bianche: 11.079 – Schede contestate: 85

Veneto:

Elettori: 792.943Votanti: 388.972 quindi ha votato il​​​49,05%

nulle: 4.708 – Schede bianche: 2.637 – Schede contestate: 10

Calabria

Elettori: 1.888.368Votanti: 814.857 quindi ha votato il​​​43,15%

Schede nulle: 16.131 – schede bianche 5960 – schede contestate: 35

I numeri sono spietati ma chiari, tutte le percentuali dei votanti sonoormai intorno al 40% degli aventi diritto. Nelle quattro regioni andate al voto su poco più di 11 milioni di aventi diritto al voto si sono recati alle urne solamente meno di 5 milioni mentre poco più di 6 milioni hanno scelto di non votare. Quindi una minoranza ha deciso su una maggioranza, Come definire questa clamorosa disaffezione alle scelte politiche del paese se non appunto democrazia malata? Ma il peggio è che i partiti trattano, l’astensionismo, ormai non solo cronico ma sempre in aumento, come se fosse un problema irrilevante non per sottovalutazione ma per convenienza. L’astensionismo con questi numeri non è più un disinteresse ma anche un rifiuto dell’offerta politica però Ferruccio De Bortoli propone una sanzione a chi non va a votare. Certo la colpa è sempre degli altri, dei più deboli meglio non affaticarsi astudiarne le cause e cercare soluzioni.

Tutto questo avviene, purtroppo, nel silenzio di tutti i partiti dell’arco costituzionale che ci dovrebbero rappresentare. Silenzio dovuto a convenienza e tornaconto per motivi di maggiore facilità di “controllo elettorale” oppure a insufficiente capacità di osservazione e valutazione dei flussi elettorali? Il fenomeno che dovrebbe essere attenzionato e che è sotto gli occhi di tutti, ormai acclarato e confermato dai numeri, è quello della mancata partecipazione al voto e quindi alle relative scelte politiche. Dell’astensione se ne parla per 24 ore, subito dopo il voto, per poi tornare nel cono d’ombra del silenzio.

I motivi della mancata partecipazione saranno sicuramente diversi ma alcuni prevalgono su tutti.

capacità di rappresentanza dei partiti. I cittadini fanno fatica a cogliere le differenze nelle linee di attuazione governative quindi per i cittadini i partiti diventano tutti uguali.

“riforme” fortemente sbagliate o volute hanno allontanato l’elettore dall’eletto e l’eletto dall’elettore.   Ormai il “rappresentante del popolo” non ha più bisogno dei voti di colui che deve rappresentare ma ha bisogno del segretario di partito che lo collochi nella posizione migliore della lista, vedi l’aver eliminato il voto di preferenza.

troppi scandali di affarismo da parte di rappresentanti del popolo hanno fortemente minato la credibilità governante-governato.

Ma di contro leggendo sui media le percentuali ufficiali ottenuti dai candidati, in queste competizioni elettorali regionali presi ad esempio, non si evince assolutamente la crisi democratica di partecipazione al voto anzi i numeri nascondono bene che sono elezioni avvelenate dall’astensione!

Per ragioni di spazio riporto sono le percentuali dei primi due candidati per ogni regione ma il ragionamento vale per tutti i candidati, partiti compresi.

CampaniaFico Roberto governa col 60.63% e 1.206.188 voti su 4.975.253 cittadini aventi diritto al voto

​​Cirielli Edmondo ottiene il 35,72% e 757.836 voti

Puglia​​De Caro Antonio governa col 63,97% e 919.665 voti su 3.527.190 cittadini aventi diritto al voto

​​Lo Buono Luigi ottiene il 35,13% con 505.055 voti

Veneto​​Stefani Alberto governa col 64,11% e 244.642 voti su 792.943 cittadini aventi diritto al voto

​​Manildo Giovanni ottiene il 30,37% con 115.880 voti

CalabriaOcchiuto Roberto governa col 57,26% e 453.926 voti su 1.888.368 cittadini aventi diritto al voto

​​Tridico Pasquale ottiene il 41,73% con 330.813 voti

A scanso di equivoci ovviamente questi sono i dati ufficiali e quindi calcolati secondo legge ma altrettanto ovviamente questo metodo per calcolare le percentuali oscura il vero dato di partecipazione popolare in una competizione elettorale. É così per puro caso o per convenienza partitica?

Le percentuali, dei candidati o dei partiti, la legge prescrive che vadano calcolate solamente sui voti validi. I voti validi sono quelli dei votanti a cui vanno sottratti le schede nulle, le schede bianche e tutte quelle che a vario titolo non esprimono un voto valido. Cioè, strano ma vero, se un cittadino si reca a votare e sceglie di votare scheda bianca la sua scelta non ha nessun valore e non rientra in nessun conteggio, quell’elettore sparisce da tutti i calcoli è come se non si fosse recato al seggio elettorale. Identica fine fa il voto di un elettore che si reca alle urne ma il suo voto, o per scelta o per errore nel voto, viene considerato nullo. Elettori che si recano alle urne ma spariscono nella nebbia, inghiottiti nel nulla perché così si è deciso per legge.

Due sono i limiti di questa legge: annulla i cittadini che per vari motivi non si recano alle urne e non mette in risalto la partecipazione effettiva degli elettori aventi diritto alla consultazione nascondendo l’astensionismo per non parlare dell’assurdità di togliere dal calcolo delle percentuali chi si reca alle urne come gli altri e decide però di votare scheda bianca o nulla per scelta o errore.

A solo titolo di esempio, se in una consultazione elettorale si recano a votare solo 10 persone su un milione di aventi diritto e il candidato Tizio ottiene 8 voti e Caio ottiene due voti, Tizio, secondo la legge,governerebbe con l’80% dei voti e Caio arriva secondo col 20% dei voti. Con questo sistema appare evidente che c’è una discrasia tra la percentuale che si ottiene con questo calcolo e la reale rappresentatività di chi viene eletto.

Il metodo che meglio rappresenterebbe la realtà effettiva della partecipazione e della relativa rappresentatività è quello “banale” di calcolare le percentuali dei voti ottenuti sugli elettori aventi diritto al voto.

Se il calcolo fosse fatto sugli elettori aventi diritto e i voti ottenuti le percentuali, sempre dei candidati nelle regionali portati ad esempio,sarebbero:

Regione CampaniaFico Roberto vincitore col 25,85% degli elettori aventi diritto

​​​Cirielli Edmondo secondo col 15,23% degli elettori aventi diritto

Regione Puglia​​Decaro Antonio vincitore col 26.07% degli elettori aventi diritto

​​​Lobuono Luigi secondo col 14,31% degli elettori aventi diritto

Regione VenetoStefani Aberto vincitore col 30,85% degli elettori aventi diritto

​​​Manildo Giovanni secondo col 14,61% degli aventi diritto

Regione CalabriaOcchiuto Roberto vincitore col 24,04% degli elettori aventi diritto

​​​Tridico Pasquale secondo col 17,52% degli elettori aventi diritto

A titolo di sola curiosità in Campania il PD anziché il 18,41% ufficiale avrebbe il 7,437% dei cittadini aventi diritto al voto e FDI anziché il 11,93% ufficiale avrebbe il 4,81% dei cittadini aventi diritto al voto.

Secondo il mio modesto parere la seconda percentuale così calcolata è realistica mentre la prima è aleatoria.