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SIAMO SERI E SERENI NEI GIUDIZI SUL PD

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Il dibattito aperto con l’articolo del mio amico Salvatore Bruccoleri “Il congresso PD tra governo della città e l’assenza di politica” pubblicato su questa testata giornalistica si è fatto abbastanza interessante per la capacità dell’autore di esprimere chiaramente alcuni concetti assai interessanti e profondi e per l’autorevole intervento di don Diego Acquisto.

Dice, giustamente Totò, che pesano nella situazione amministrativa locale l’assenza di un doppio mandato, almeno degli ultimi tre sindaci che non si sono ricandidati, la “fioritura” di liste fai da te, la mancata formazione politico-amministrativa di quasi tutti gli eletti, l’assenza dei partiti politici, la mancanza di funzionari con compiti dirigenziali, tra l’altro, ridotti ai minimi termini tanto è vero che qualcuno è stato preso in prestito e in coabitazione), “il congresso del Pd – cito testualmente – svolto nella distrazione generale” e così via dicendo.

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Il confronto tra Bruccoleri e Acquisto, necessariamente, si sposta poi sull’Amministrazione comunale, sul ruolo del PD che è in giunta non può certo rinunciare in eterno alla guida della Città.

Bisogna dire, a mio avviso, che il PD dorme da tempo ed è in un letargo senza fine, con un ruolo subalterno nell’esecutivo e, soprattutto in Città, dove l’assenza dell’iniziativa politica non si esercita almeno dal 2016. Un partito debole, nel quale gli iscritti diventano tali solo nella fase congressuale per “accaparrarsi”l’elezione del segretario. Poi un lungo, lunghissimo…. silenzio, fino al prossimo congresso.

Il congresso di pochi giorni fa, ha registrato l’assenza del segretario provinciale e del capogruppo all’ARS, seppure pomposamente annunciata. Anche questo è un segnale molto chiaro.

La massima assise cittadina si è conclusa con l’elezione del consigliere comunale Salvatore Bellavia a segretario, al quale auguro buon lavoro (e Dio sa quanto ce n’è bisogno!); non è stata eletta, invece, la segreteria, ma tutti i presenti sono stati nominati nel direttivo di circolo.

Insomma, un’occasione perduta per cambiare passo.

Il PD, questa volta – ha ragione don Diego Acquisto – deve riconoscere, a livello nazionale, gli errori commessi negli ultimi dieci anni di governi colorati, usando tutti i colori politici possibili e immaginabili che tanto danno hanno fatto al Paese. Inutile polemizzare su dati e fatti, di cui si discute anche all’interno del Partito.

Sulla sanità, qui dissento, caro don Diego, non si può addossare tutta la responsabilità ai governi con dentro il Pd, perché qui vi è una grande strategia delle forze occulte e anche di quelle conosciute – e mi riferisco alla destra – che vogliono americanizzare la sanità pubblica: chi ha soldi si cura, chi non ne ha può anche morire.